Negli ottavi di finale il margine per correggere un errore scompare. Un giro sbagliato, una ricezione che si spezza o un piano partita che non trova alternative possono cancellare in pochi minuti quanto costruito durante l’intera fase a gironi. Per “L’angolo degli esperti” è quindi il momento di valutare le otto nazionali che hanno lasciato l’EuroVolley prima dei quarti.

I voti tengono insieme percorso, aspettative e qualità dell’ultima prestazione. Non tutte le sconfitte hanno infatti lo stesso peso: c’è chi esce dopo avere superato i propri limiti e chi, invece, spreca un’occasione che sembrava alla portata.

Cecchia, voto 7: un Europeo positivo nonostante Haak

La Cecchia è la migliore tra le eliminate. Dopo un girone di ottimo livello, la nazionale padrona di casa si ferma contro una Svezia trascinata da una Isabelle Haak praticamente immarcabile, autrice di 31 punti nel successo per 3-0.

Il punteggio è severo e lascia inevitabilmente amarezza, soprattutto davanti al pubblico di Brno, ma non cancella quanto mostrato nel resto del torneo. Il gruppo ha qualità, margini di crescita e basi interessanti anche in prospettiva: voto 7.

Bulgaria, voto 6: l’Italia non concede alternative

Contro l’Italia il divario è troppo ampio e la Bulgaria viene eliminata in tre set. Dopo una prima frazione relativamente combattuta, la pressione al servizio e la qualità delle Azzurre fanno saltare progressivamente ricezione e organizzazione offensiva.

L’Europeo bulgaro non offre grandi acuti, ma il passaggio del turno ottenuto lasciandosi alle spalle l’Ucraina rappresenta l’obiettivo minimo centrato. Non c’è materiale per andare oltre, ma la sufficienza resta meritata: voto 6.

Slovenia, voto 6,5: l’occasione sfuma al tie-break

La Slovenia porta i Paesi Bassi fino al quinto set e conferma di avere ridotto la distanza dalle nazionali di vertice. Il rimpianto è però evidente: avanti 2-0 e con occasioni per chiudere la partita nel quarto parziale, la squadra non riesce a completare l’impresa.

Il tie-break diventa così il momento in cui tutte le oscillazioni già viste nel girone tornano a presentare il conto. Il percorso rimane positivo, ma gli alti e bassi impediscono un giudizio ancora più generoso: voto 6,5.

Portogallo, voto 6: la storia vale la sufficienza

Il Portogallo raggiunge per la prima volta gli ottavi grazie alla vittoria decisiva sulla Romania. Contro la Polonia non riesce a opporre una resistenza concreta e saluta il torneo in tre set, confermando limiti tecnici e di profondità difficili da nascondere a questo livello.

Resta però il valore storico della qualificazione, risultato tutt’altro che scontato per una squadra partita senza grandi aspettative. La prestazione nell’eliminazione diretta non entusiasma, ma il traguardo raggiunto basta per il voto 6.

Belgio, voto 6,5: il tie-break rovina un percorso brillante

Il Belgio arriva agli ottavi da vincitore imbattuto del proprio girone e mette seriamente in difficoltà la Germania. Le Red Tigers hanno numeri e qualità per passare il turno, ma nei momenti decisivi pagano l’infortunio di Liese Verhelst, la maggiore profondità della panchina tedesca e un tie-break giocato nettamente al di sotto delle possibilità.

Il 3-2 finale lascia la sensazione di una grande occasione perduta. Il girone avrebbe potuto spingere il voto fino al 7, ma l’ultimo parziale impone una correzione: 6,5.

Azerbaigian, voto 6: obiettivo raggiunto, senza sorprese

L’Azerbaigian sfrutta il fattore campo e conquista le tre vittorie necessarie per chiudere al terzo posto la Pool C. Non va però oltre il copione previsto: soffre al tie-break contro la Romania e perde con relativa chiarezza contro Belgio e Paesi Bassi.

Negli ottavi la Turchia si impone 3-0 e non lascia spazio a un vero tentativo di rimonta. La squadra fa ciò che doveva fare, ma poco di più: tra il 5,5 e il 6, prevale la sufficienza per il raggiungimento della fase a eliminazione diretta. Voto 6.

Francia, voto 5: la delusione più grande

La Francia è la bocciatura più netta degli ottavi. Il secondo posto nel girone e un incrocio apparentemente abbordabile con la Grecia lasciavano immaginare un risultato diverso. Invece arriva una sconfitta per 3-0, pesante nel punteggio e ancora di più nel modo in cui matura.

Gli infortuni di Héléna Cazaute e Halimatou Bah, insieme a un’estate complicata da rinunce e problemi fisici, costituiscono attenuanti reali. Non bastano però a giustificare un attacco così inefficace e l’assenza di contromisure in una partita senza ritorno. Il potenziale intravisto anche contro l’Italia rende il fallimento ancora più evidente: voto 5.

Croazia, voto 6: un buon set, poi il solito crollo

La Croazia continua ad alternare momenti convincenti e passaggi difficili da spiegare. Nel girone vince di misura le partite indispensabili e il quarto posto le consegna il derby balcanico con la Serbia.

Antunović e compagne partono bene e conquistano il primo set, ma da quel momento il sistema si inceppa: la Serbia cresce, mentre la Croazia perde ordine, sicurezza e continuità fino al 3-1 finale. Avere almeno provato a mettere in discussione una favorita evita l’insufficienza, ma non autorizza slanci: voto 6.

Il verdetto degli esperti

La Cecchia esce con il giudizio migliore perché il netto ko degli ottavi non cancella un torneo complessivamente solido. Slovenia e Belgio restano appena dietro: entrambe hanno avuto l’occasione concreta di entrare tra le migliori otto, ma si sono smarrite quando la pressione è salita.

Per Bulgaria, Portogallo, Azerbaigian e Croazia la sufficienza fotografa percorsi dignitosi, senza veri exploit. Il voto più pesante è invece quello della Francia: le assenze spiegano una parte delle difficoltà, ma non un’eliminazione così passiva in una gara che avrebbe richiesto ben altra lucidità.